Nata come passatempo goliardico, la sfilata di Viareggio si è imposta fin dai primissimi anni come evento di satira politica oltre che di costume. Inoltre, come risorsa in tempi di miseria: la crisi della navigazione a vela aveva lasciato senza lavoro molti artigiani che si sarebbero rifatti proprio inventando i carri.
Ma forse non tutti sanno che Viareggio è caratterizzata, sotto il profilo architettonico, da un aspetto quasi "orientale", grazie ad una serie di guglie e gugliette, cupolette e torrette decorate perlopiù in stile Liberty che emergono qua e là nel paesaggio urbano. Se poi si volge lo sguardo alle ville, agli alberghi e ai locali pubblici tutti decorati in ceramica, sembra di essere a Vienna o a Parigi.
Tale stile così insolito per queste zone affonda le radici nel tardo Ottocento, quando, attratti dalla bellezza del luogo e per fuggire dalla calura estiva dell'entroterra, la fascia più abbiente della popolazione inizò a spostarsi in queste zone ed iniziò a "colorare il paesaggio" con i propri abiti eleganti, gli ombrellini parasole delle signore ed i panciotti impettiti dei signori.
Ed ecco che, verso la fine del IX secolo, sorsero i primi stabilimenti balneari (ovviamente rigorosamente distinti per uomini e donne), un Casinò, un Teatro e diverse strutture ricettive.
A creare questi centri di mondanità moderna furono gli stessi "maestri d'ascia" locali che, tralasciando la loro primaria attività di falegnami di barche, si misero a disposizione di architetti e progettisti dando così vita a costruzioni e decori in quello stile "Liberty di legno" (un misto di giapponese e barocchetto) che abbellisce e caratterizza tutt'oggi Viareggio.
La notte del 17 ottobre 1917 un terribile incendio distrusse quasi tutta la città.
I viareggini si misero subito al lavoro, questa volta con pietre e mattoni, restaurando il possibile e ricostruendo il perduto, mantenendo inalterato lo stile.
Sorsero in questo periodo il Salone Margherita, l'Imperial, il caffè-concerto Eden e molti altri.
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